Abuso edilizio in Italia: come individuarlo
Una casa può essere accatastata, tassata e abitata mentre i lavori restano abusivi. Ecco come confrontare edificio, fascicolo comunale e Catasto prima di ereditare il problema di qualcun altro.
In breve
- Prima della caparra, confronti lo stato reale dell’edificio con progetti e titoli comunali.
- Chieda l’esito di ogni domanda di condono: una pratica pendente non dimostra la regolarizzazione.
- Il tecnico verifica la conformità edilizia; il notaio cura le dichiarazioni e i requisiti dell’atto.
Indice
- Due problemi diversi sotto la parola “irregolare”
- Che cosa deve risultare dall’atto
- I tre condoni non sono tre porte sempre aperte
- Una domanda di condono pendente non è un condono definito
- Sanatoria ordinaria: doppia conformità e deroga Salva Casa
- Come individuare un abuso prima di firmare
- 1. Percorra l’edificio con la planimetria
- 2. Acquisisca il fascicolo della pratica edilizia
- 3. Confronti le immagini aeree nel tempo
- Le conseguenze sono concrete
- Che cosa chiedere al venditore
Una veranda chiusa, un piano ampliato o un magazzino trasformato in abitazione richiedono un confronto con gli elaborati approvati. Le fotografie dell’annuncio sono utili per segnalare le differenze al tecnico, ma il fascicolo comunale deve essere letto insieme al rilievo.
Questo è un abuso edilizio: un’opera eseguita senza il titolo richiesto oppure in modo diverso da quanto il titolo consentiva. Non deve avere un aspetto clamoroso. Basta una veranda chiusa, una scala spostata, un ripostiglio trasformato, un bagno in più o una casa più grande dei disegni approvati.
Se compra una casa con terreno, inserisca questo controllo nel lavoro iniziale dedicato alla visura catastale, al CDU e alla verifica urbanistica descritta in cosa si può costruire in Italia. Se c’è un vincolo paesaggistico o una classe di pericolosità, esamini anche quello. Un Catasto in ordine non rende lecito un edificio abusivo.
Due problemi diversi sotto la parola “irregolare”
La parola difformità non identifica natura e misura del problema. Chieda: difforme rispetto a quale documento, e quanto?
Una difformità formale o documentale può essere un riferimento mancante, una planimetria mai aggiornata o un fascicolo incompleto. Può rallentare la vendita e talvolta si corregge con un aggiornamento catastale, un deposito o la ricostruzione dello stato legittimo.
Un’illegittimità urbanistico-edilizia sostanziale è diversa: volumetria oltre il consentito, sagoma più ampia, cambio d’uso senza titolo, violazione del permesso o assenza totale del permesso. Il Comune può ordinarne rimozione o demolizione. Nei casi seri bisogna capire se l’opera possa restare, non scegliere un modulo.
Il Catasto è un sistema fiscale e di pubblicità immobiliare, non l’autorità che rilascia titoli edilizi. La guida dell’Agenzia delle Entrate sull’acquisto della casa richiede dati catastali, planimetria e dichiarazione di corrispondenza allo stato reale. È conformità catastale, non prova dell’approvazione comunale.
I due archivi devono corrispondere all’immobile, ma rispondono a domande diverse:
Conformità catastale e urbanistica sono controlli diversi
| Verifica | Che cosa confronta | Che cosa significa una difformità |
|---|---|---|
| Conformità catastale | L’edificio esistente con i dati del Catasto Fabbricati e la planimetria | La dichiarazione nell’atto può essere viziata; può servire un aggiornamento, ma una nuova planimetria non autorizza i lavori |
| Conformità urbanistica-edilizia | L’edificio esistente con i titoli del Comune, i disegni approvati, le varianti e la documentazione storica dello stato legittimo | L’opera può essere un abuso, richiedere una sanatoria prevista dalla legge, dover essere rimossa o non poter essere regolarizzata |
Fonte: Agenzia delle Entrate, guida all’acquisto e dichiarazione catastale
Non lasci che un problema urbanistico venga “risolto” depositando una nuova planimetria al Catasto. La traccia documentale diventerebbe solo più confusa.
Il percorso giuridico è nazionale, ma valgono anche legge regionale e PRG, PUC, PGT o NTA del Comune. La stessa norma può quindi portare a risposte diverse.
Una pagina del dossier consegnato

Fonte: TerrenoCheck, Diano San Pietro, particella 444, p. 17
Che cosa deve risultare dall’atto
Per gli edifici iniziati dopo il 17 marzo 1985, l’articolo 46 del DPR 380/2001 prevede la nullità di determinati trasferimenti di diritti reali se l’atto non indica gli estremi del permesso di costruire o del titolo in sanatoria. L’articolo 40 della legge 47/1985 disciplina la situazione precedente e richiede, per gli atti che rientrano nella sua disciplina, la licenza, la concessione, gli estremi della sanatoria o la dichiarazione storica prescritta.
Il numero nell’atto non può essere inventato. Il titolo deve esistere e riferirsi a quell’edificio. Per le Sezioni Unite della Corte di cassazione, sentenza n. 8230/2019, si tratta di nullità formale: conta un titolo reale e identificabile, anche se le difformità fisiche possono generare altre controversie e sanzioni. Un titolo riferito ad altro immobile non sana nulla. Una dichiarazione falsa può rendere nullo l’atto e comportare le conseguenze dell’articolo 76 del DPR 445/2000. Un titolo reale non rende lecita ogni differenza materiale.
C’è poi il controllo catastale. Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’atto deve riportare identificativi e planimetria dell’unità, con dichiarazione di corrispondenza allo stato di fatto o attestazione di un tecnico abilitato. Non sostituisce il fascicolo urbanistico. Prima del testo definitivo servono entrambe le verifiche.
I tre condoni non sono tre porte sempre aperte
Il condono edilizio è un’amnistia eccezionale prevista da una legge specifica. La sanatoria ordinaria appartiene al sistema attuale. Non sono sinonimi e non esiste una finestra permanente per un nuovo condono.
I tre regimi di condono
| Legge | Termine per l’ultimazione previsto dalla norma nazionale | Che cosa deve capire chi compra |
|---|---|---|
| Legge 47/1985, primo condono | Ultimazione entro il 1 ottobre 1983 | Nei fascicoli comunali possono esserci domande storiche ancora aperte; vanno controllati domanda, pagamenti, elaborati e provvedimento finale |
| Legge 724/1994, secondo condono, articolo 39 | Ultimazione entro il 31 dicembre 1993; per le nuove costruzioni le domande erano soggette al limite di 750 m³ per richiesta | La legge ha esteso il primo impianto con nuovi limiti; la gestione regionale e comunale resta determinante |
| Legge 326/2003, terzo condono, articolo 32 del decreto-legge 269/2003 convertito | Ultimazione entro il 31 marzo 2003 | La legge ha mantenuto competenze regionali e locali e ha previsto categorie ed esclusioni più restrittive; non presuma un sì nazionale |
Fonte: legge 47/1985, articolo 39 della legge 724/1994 e articolo 32 del decreto-legge 269/2003.
Le date limite dicono entro quando i lavori dovevano finire per rientrare in un regime, non se quell’edificio ne possiede i requisiti.
Le tre finestre storiche dei condoni nazionali
- Legge 47/1985 · termine lavori1 ottobre 1983
- Legge 47/1985 · data legge28 febbraio 1985
- Legge 724/1994 · termine lavori31 dicembre 1993
- Legge 724/1994 · data legge23 dicembre 1994
- Legge 326/2003 · termine lavori31 marzo 2003
- Legge 326/2003 · data legge24 novembre 2003
Fonte: Normattiva, legge 47/1985 articoli 31 e 40; legge 724/1994 articolo 39; decreto-legge 269/2003 articolo 32
Una domanda di condono pendente non è un condono definito
Una domanda di condono protocollata dimostra soltanto che qualcuno ha presentato un’istanza. Non dimostra accoglimento, pagamento integrale di oblazione e oneri, pareri necessari o rilascio della concessione in sanatoria. È qui che chi compra perde mesi.
Chieda domanda, protocollo, elaborati, fotografie, ricevute, integrazioni, pareri, eventuale diniego, concessione finale o silenzio-assenso efficace e aggiornamento catastale. La procedura è comunale: Milano separa fascicoli edilizi ordinari e pratiche dei tre condoni. È un esempio, non una tariffa o scadenza nazionale.
Non accetti “il condono è automatico”. Può mancare un pagamento, essere sbagliata la volumetria, esserci un’area tutelata, un’esclusione regionale o una richiesta senza risposta. Tuteli il punto nel preliminare o valuti l’opera come ancora abusiva. Un venditore che non consegna il fascicolo ha già risposto.
Sanatoria ordinaria: doppia conformità e deroga Salva Casa
L’articolo 36 del DPR 380/2001 disciplina l’accertamento di conformità per opere senza permesso o in totale difformità. Devono rispettare le norme vigenti all’esecuzione e alla domanda: è la doppia conformità. Una modifica successiva del piano, di regola, non sana l’illegittimità precedente.
L’articolo 37 riguarda opere soggette a SCIA eseguite senza SCIA o in difformità, con sanzione e procedimento propri. Prima va qualificato l’intervento. Chiamare una stanza nuova “un problema da CILA” non la rende tale.
La riforma Salva Casa del 2024 è la legge 105/2024, conversione del decreto-legge 69/2024. Ha modificato l’articolo 34-bis, aggiunto l’articolo 34-ter per alcune varianti in corso d’opera risalenti e introdotto l’articolo 36-bis. Le linee guida MIT di gennaio 2025 descrivono un allentamento circoscritto, non un’amnistia generale.
Le percentuali concrete sono queste:
Fonte: Normattiva, DPR 380/2001 articolo 34-bis, testo vigente dal 28 luglio 2024; legge 105/2024, conversione del decreto-legge 69/2024
L’articolo 36-bis attenua la doppia conformità solo per le categorie indicate. L’opera deve rispettare le norme urbanistiche vigenti alla domanda e i requisiti edilizi vigenti all’esecuzione. Bisogna rientrare nell’articolo, provare che cosa è stato costruito e quando, e attendere la decisione del Comune.
Per un permesso in sanatoria ai sensi dell’articolo 36-bis il Comune decide entro 45 giorni; per una SCIA in sanatoria entro 30 giorni. Con tutela paesaggistica interviene un’altra autorità: l’articolo 36-bis del DPR 380/2001 dà 180 giorni all’accertamento di compatibilità, con parere vincolante della Soprintendenza entro 90 giorni, e il termine comunale resta sospeso. Sono termini procedurali, non la promessa di una pratica completa in 45 giorni.
- Fasce di tolleranza dell’articolo 34-bisLavori ultimati entro il 24 maggio 2024; verificare prima la tolleranza rispetto al titolo esistente
- Articolo 36-bisDifformità parziale, variante essenziale prevista o assenza/difformità della SCIA dell’articolo 37; 45 giorni per il permesso o 30 per la SCIA
- Articolo 36Assenza o totale difformità fuori dall’articolo 36-bis; due date di conformità; decisione in 60 giorni e silenzio-diniego
- Nessun procedimento o domanda respintaArticolo 31: demolizione e, dopo l’inosservanza dell’ordine, acquisizione al patrimonio del Comune; articolo 34 (difformità parziale): rimozione o demolizione, oppure sanzione pecuniaria se la demolizione pregiudica la parte conforme
Fonte: Normattiva, DPR 380/2001 articoli 31, 34, 34-bis, 36, 36-bis, 37 e 46, testo unico; Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, linee guida Salva Casa; Regione Lazio, procedimento sull’articolo 36-bis
La Salva Casa non ha reso lecita una casa completamente abusiva, cancellato un ordine di demolizione, sostituito l’autorizzazione paesaggistica o trasformato una pratica pendente in un’approvazione. Il Catasto non è diventato un’autorità urbanistica. Il tecnico deve ricostruire i titoli e il Comune decidere il caso.
Come individuare un abuso prima di firmare
1. Percorra l’edificio con la planimetria
Si procuri la planimetria catastale aggiornata e percorra ogni ambiente. Conti porte, finestre, scale, bagni, terrazze chiuse, garage, ripostigli e strutture esterne. Controlli la sagoma a terra, non solo le pareti interne, e fotografi durante il sopralluogo.
Segnali evidenti: veranda assente, garage trasformato in camera, finestra su parete cieca, seconda cucina, terrazza sul tetto chiusa con infissi o edificio sul terreno che non compare in Catasto. Il caso insidioso è una planimetria uguale allo stato attuale mentre i disegni del permesso di costruire mostrano altro. La planimetria è il primo filtro, mai l’ultima parola.
2. Acquisisca il fascicolo della pratica edilizia
Chieda al SUE o all’archivio del Comune il fascicolo edilizio. Dia al tecnico identificativi catastali, indirizzo, dati dei proprietari e ogni titolo citato dal venditore. Domandi permesso originario, disegni approvati, varianti, comunicazioni di inizio e fine lavori, depositi strutturali o paesaggistici, agibilità e atti di vigilanza o condono. Gli archivi comunali funzionano diversamente. Milano dichiara che il servizio comprende pratiche di fabbricati e modifiche dal 1928 in poi, mentre il servizio condoni separa le tre leggi. Altrove possono esserci carta o arretrati. Una ricerca online senza risultati non prova che il fascicolo non esista: chieda come vengono cercati indirizzi storici e particelle.
Il tecnico deve confrontare disegni approvati ed edificio, misura per misura. “Il permesso esiste” non basta: deve descrivere quell’immobile.
3. Confronti le immagini aeree nel tempo
Usi mappa catastale ufficiale e ortofoto per la cronologia. L’Agenzia del Territorio descriveva il controllo nazionale degli immobili non dichiarati come sovrapposizione di ortofoto ad alta risoluzione e mappe catastali. Un ampliamento comparso tra due date offre una finestra da confrontare con il fascicolo comunale.
È un indizio, non un titolo edilizio. Risoluzione, data, vegetazione, ombre e georeferenziazione possono trarre in inganno; un tetto piccolo, una modifica interna o una struttura demolita possono non comparire. La risposta va provata con titoli datati, documenti tecnici e archivio comunale.
Le conseguenze sono concrete
Un’ordinanza può imporre rimozione o demolizione a spese del responsabile. Ai sensi dell’articolo 31 del DPR 380/2001, il termine dopo l’ingiunzione di demolizione è di 90 giorni. L’inottemperanza può portare all’acquisizione gratuita dell’immobile e dell’area necessaria, fino a dieci volte la superficie utile abusiva. L’articolo 31 prevede 2.000–20.000 € di sanzione, con il massimo in determinate aree a rischio idrogeologico alto o molto alto.
Conseguenze e dati previsti dalla legge
| Dato previsto dalla legge | Unità | Perché riguarda chi compra |
|---|---|---|
| 90 | giorni | Termine ordinario per adempiere dopo l’ingiunzione di demolizione dell’articolo 31(3) |
| 10 | volte | Rapporto massimo dell’area acquisita ai sensi dell’articolo 31(3), calcolato sulla superficie utile abusiva |
| 2.000–20.000 € | sanzione amministrativa | Sanzione dell’articolo 31(4-bis) per l’inottemperanza; in alcuni casi di rischio elevato si applica il massimo |
| 77–464 € | sanzione amministrativa | Sanzione dell’articolo 24(3) per la mancata presentazione della segnalazione di agibilità quando richiesta |
Sono importi nazionali. Una Regione può aumentare alcune sanzioni dell’articolo 31 ai sensi dell’articolo 31(4-quater); vigilanza, condizioni tecniche e vincoli possono aggiungere problemi. Non stimano la demolizione. Nessuno può dirGlielo dalla scrivania senza vedere edificio e ordinanza.
L’agibilità non è un permesso urbanistico retroattivo. L’articolo 24 la collega a sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico, impianti e conformità al progetto depositato. Un edificio abusivo può non ottenerla finché il problema di base non è risolto. “È abitato” non dimostra nulla.
La banca non deve concedere un mutuo perché il venditore indica una categoria catastale. La Banca d’Italia spiega che il finanziatore ordina una perizia e usa l’immobile come garanzia. Un abuso può ridurre il valore, fermare la perizia o far rifiutare l’immobile. Consideri il rischio insieme ai costi descritti in quanto costa comprare un immobile in Italia. “Ci penserà la banca” è un campanello d’allarme.
Un futuro acquirente, notaio o finanziatore può rifiutare l’immobile, chiedere una riduzione, pretendere sanatoria o demolizione. Può possedere un bene formalmente trasferibile, ma invendibile a condizioni ragionevoli.
Che cosa chiedere al venditore
Prima della caparra, chieda:
- la visura e la planimetria catastale attuali, oltre ai documenti catastali storici se l’edificio è cambiato;
- ogni permesso, concessione, DIA, SCIA, CILA, variante, comunicazione di fine lavori e deposito strutturale disponibile;
- l’esito completo dell’accesso agli atti comunali, compresa una dichiarazione scritta sui fascicoli mancanti se l’archivio non li trova;
- ogni domanda di condono, ricevuta, richiesta di integrazione, parere, concessione finale o diniego scritto;
- il documento sull’agibilità o il motivo per cui non è mai stato depositato;
- autorizzazioni paesaggistiche, idrogeologiche, sismiche o relative ai beni culturali quando il sito le richiede;
- risposte scritte su chi pagherà, presenterà la pratica e sopporterà il rischio se il tecnico trova una difformità.
Incarichi un geometra, architetto o ingegnere indipendente con incarico scritto. Chieda il confronto tra rilievo, planimetria, titoli, disegni approvati, regole urbanistiche e date dei lavori. Classifichi ogni rilievo: correzione catastale, tolleranza, sanatoria ordinaria, possibile articolo 36-bis, condono pendente, demolizione o questione irrisolta. “Conforme” senza documenti non basta.
Se il controllo non è finito, subordini il preliminare al suo esito. Fissi il termine per consegnare il fascicolo e indichi chi custodisce la caparra se emerge un abuso non regolarizzabile. Il notaio cura l’atto; il tecnico controlla l’edificio.
Fonti
- Normattiva, DPR 6 giugno 2001, n. 380, testo unico
- Normattiva, DPR 380/2001, articolo 31
- Normattiva, DPR 380/2001, articolo 34
- Normattiva, DPR 380/2001, articolo 34-bis
- Normattiva, DPR 380/2001, articoli 36, 36-bis e 37
- Normattiva, DPR 380/2001, articolo 46
- Normattiva, DPR 445/2000, articolo 76
- Normattiva, legge 28 febbraio 1985, n. 47, articolo 40
- Normattiva, legge 28 febbraio 1985, n. 47, articolo 31
- Normattiva, legge 23 dicembre 1994, n. 724, articolo 39
- Normattiva, decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo 32
- Normattiva, legge 24 luglio 2024, n. 105 (legge di conversione Salva Casa)
- Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, linee guida Salva Casa, 30 gennaio 2025
- Regione Lazio, articolo 36-bis e procedimento di compatibilità paesaggistica
- Agenzia delle Entrate, Agenzia informa: comprare casa
- Agenzia del Territorio, controllo nazionale degli immobili non dichiarati, 16 dicembre 2009
- Comune di Milano, accesso ai fascicoli edilizi
- Comune di Milano, accesso ai fascicoli di condono
- Banca d’Italia, perizia del mutuo e documenti dell’immobile
- Corte di cassazione, Sezioni Unite, sentenza civile n. 8230/2019